Danilo Cerquaglia è nato a Todi (PG) il 3 Aprile 1953. Biologo di formazione, ha sempre dipinto, malgrado una lunga pausa dedicata esclusivamente alla professione di Docente di Chimica e di Biologia. 

Negli  anni '90, affascinato dall'opera di Piero Dorazio, che ha conosciuto da quando alla fine degli anni '70 si iscrive al Centro Internazionale di ceramica Montesanto e che poi, per vari motivi, ha frequentato per anni, è incoraggiato dallo stesso Maestro nella sua  ricerca artistica.

Negli ultimi anni di vita di Piero Dorazio, Danilo Cerquaglia matura la sua ricerca verso l’astrazione, affascinato dalla scomposizione prismatica della luce attraverso cromatismi geometrico-spaziali, che vanno a volte oltre i confini della tela: al contempo, lo interessa infatti lo studio della materia, che manipola creando dei lavori di “intaglio” su superfici a volte solo monocromatiche. Il confronto con il maestro è frequente e proficuo, al punto che sarà Dorazio il primo ad incoraggiare e sostenere la sua opera.

 

Il nuovo millennio inaugura le prime partecipazioni a mostre e concorsi artistici, accompagnate da una più costante attività artistica. Oggi sperimenta nuovi materiali e si interessa con particolare attenzione all’antica tecnica Raku, sviluppando temi inerenti al mondo della biologia. Le attività degli ultimi anni, in particolare, si interrogano sul linguaggio, ed in modo specifico sui codici che regolano il linguaggio stesso, la comunicazione, la trasmissione di informazioni. Primo su tutti, il codice genetico. Mosso anche dalla sua formazione scientifica, comincia a rappresentare le codificazioni genetiche, strutture fondamentali di un linguaggio primordiale, che anticipa di milioni di anni la capacità dell’uomo di strutturare un codice linguistico compiuto. Strutture universali, che dalla notte dei tempi trasferiscono instancabilmente informazioni e ci riportano alle origini comuni della vita su questo pianeta. Con l’uso della tecnica Raku, oltre all’unicità del materiale, che si presta a sorprendenti risultati estetici, il mezzo si fa anche messaggio. Il Raku richiede infatti il sapiente utilizzo dei quattro elementi fondamentali: terra, acqua, aria e fuoco. Oggi l’opera di Danilo Cerquaglia vuole evidenziare come la scoperta e la decodificazione genetica, di cui Cerquaglia, in quanto uomo di scienza, ha avuto la fortuna di essere diretto testimone, siano una traccia inconfondibile del suo e del nostro tempo. Del tempo in cui l’uomo chiude il cerchio, parlando del proprio codice genetico, codificando e dando un nome persino alla sua essenza più intima. Un tempo che rappresenta con le sue afriche, luogo di presunta origine del genere umano, con i suoi alberi genealogici, comuni a tutto il mondo vivente, con l’uso di materiali “organici”, e in quanto tali portatori di questo codice intrinseco della vita, come il legno.

Danilo Cerquaglia conosce e frequenta, in questo percorso di ricerca, diversi artisti che lavorano e vivono nel Tuderte. Oltre a Piero Dorazio, stringe amicizia e si confronta con Bruno Ceccobelli, collaborando con i figli Auro e Celso, maestri di ceramica. Conosce da diversi anni Beverly Pepper, Nino Caruso e Rolf Jacobsen, tra gli altri.

Vive e lavora a Todi, tranne brevi periodi che trascorre a Londra o a Liegi presso i figli Irene e Marco Lucio.